La sentenza 1035/2018 del Tar Toscana ha chiarito che la recinzione di pali in legno e rete metallica, senza opere murarie, è riconducibile a edilizia libera o, meglio, rientra nel diritto dominicale di delimitare la proprietà privata per la propria sicurezza e, dunque, non richiede nessun titolo abilitativo come la DIA (dichiarazione di inizio attività) o la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività).

Di contro, precisano ancora i giudici amministrativi, l’ipotesi di realizzazione di muri di cinta o di cordoli in calcestruzzo o similari, avrebbero richiesto un titolo edilizio, a seconda dell’entità e dell’impatto dell’intervento, della dimensione e della tipologia.

Il caso su cui si è espresso il Tar ha origine dal ricorso presentato da un cittadino contro ordinanza di demolizione del Comune delle opere descritte come “abusive”, tra cui una recinzione con pali di sostegno e rete metallica. Dopo aver esaminato il ricorso e le opere abusive, i giudici del Tribunale amministrativo toscano hanno però stabilito che “la recinzione realizzata con pali di sostegno in legno e rete metallica costituisce attività che non richiede neanche la DIA perché rientra nel diritto dominicale di delimitare la proprietà privata al fine di escludere l’accesso di estranei; solo laddove vi fosse stata la realizzazione di un sostegno in muratura sarebbe stato necessario munirsi di un titolo abilitativo”.

Dunque, avendo i ricorrenti esercitato una facoltà che è riconducibile al diritto dominicale, e dunque è priva di rilievo sul piano edilizio, l’ordinanza di demolizione è da intendersi come provvedimento illegittimo, in quanto privo di qualsiasi base normativa.